François-Henry Bennahmias è un uomo dalle grandi ambizioni. Fin da bambino vuole essere il N°1! E per raggiungere i suoi obiettivi non si risparmia. Lavoratore instancabile, esigente, a volte duro per sua stessa ammissione ma capace di grande umanità con chi lo affianca, il CEO di Audemars Piguet, noto per la sua leggendaria schiettezza, può andare fiero dei suoi risultati. Arrivato alla guida del marchio nel corso del 2012, ne ha da allora raddoppiato il fatturato, sfiorando il miliardo di CHF. Bloccata nel 2015 la produzione a 40.000 pezzi l’anno, si è dedicato alla qualità dei prodotti e alla rete distributiva. Oggi tutto il settore gli riconosce un bel successo, ma lui non ha intenzione di fermarsi. Sempre più lontano, sempre più in alto, sempre più veloce: chi si ispira a Yoda, il cavaliere Jedi piccolo, brutto e all’apparenza fragile, vuole incarnare quella forza che nasce dalla sola volontà. Conoscete quest’uomo, il cui umorismo è pari solo alla disinvoltura davanti alla telecamera.
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- Buongiorno François-Henry Bennahmias, come sta Audemars Piguet da quando lei è alla guida del marchio?
- Quindi, in termini di strategia, con un marchio come Audemars Piguet lei ragiona sul lungo periodo?
- Signor Bennahmias, parliamo un po’ di lei. Innanzitutto, può dirci che cosa porta al polso?
- È un po’ il suo orologio portafortuna?
- Lei è un collezionista?
- È anche una persona appassionata?
- Quali sono le sue passioni oltre all’orologeria?
- La si può definire un epicureo?
- Ha un’inclinazione particolare per il lusso?
- Qual è la sua definizione personale di lusso?
- C’è una maison, oltre ad Audemars Piguet, nell’orologeria o in un altro settore, che incarni questa definizione di lusso?
- Sembra che lei abbia avuto una prima vita. Ce ne può parlare?
- C’è un personaggio contemporaneo o storico che l’ha ispirata a un certo punto della sua vita?
- Quanti collaboratori ci sono in Audemars Piguet?
- Quali qualità cerca nei suoi collaboratori?
- Ecco, in una maison con 1.600 collaboratori è possibile trasmettere questo spirito da start up?
- Quindi oggi si può dire che lei è il capitano di una squadra?
- Domanda essenziale e ultima, signor Bennahmias: all’ora di Audemars Piguet, che ore sono, per favore?
Buongiorno François-Henry Bennahmias, come sta Audemars Piguet da quando lei è alla guida del marchio?
Direi piuttosto bene, visto che abbiamo appena chiuso un ottimo 2017. In realtà abbiamo appena chiuso il sesto anno in cui l’anno in corso è migliore del precedente. Sei anni di fila. Quando ho preso le redini dell’azienda fatturava poco più di 500 milioni, e nel 2017 abbiamo quasi toccato il miliardo. Quindi direi che va piuttosto bene. Il tutto con volumi rimasti comunque molto, molto contenuti, perché non li abbiamo aumentati. Dal 2015 siamo arrivati a 40.000 orologi e non ne facciamo uno di più. E non ne faremo uno di più nemmeno nel 2018 né nel 2019.

Quindi, in termini di strategia, con un marchio come Audemars Piguet lei ragiona sul lungo periodo?
Siamo obbligati. Quando le famiglie fondatrici sono ancora alla guida dell’azienda e si è alla quarta generazione, mi viene da dirle: « certo che dobbiamo mantenere e coltivare questo spirito di continuità! ». Siamo una maison indipendente. Vogliamo naturalmente restarlo ed essere il più forti possibile, in modo che la questione non si ponga mai. In questo senso stanno nascendo molti nuovi modelli di business. Noi cercheremo di crescere ancora, per essere ancora qui fra 250 anni.

Signor Bennahmias, parliamo un po’ di lei. Innanzitutto, può dirci che cosa porta al polso?
Allora, glielo dico: porto il successo del 2017! È il QP in ceramica Royal Oak, un orologio a cui tengo particolarmente perché è passato molto tempo tra il momento in cui l’ho chiesto e quello in cui l’ho avuto al polso. Ed eccolo qui oggi! Un anno dopo non riesco a separarmene, lo adoro e ricevo un sacco di complimenti. Ecco!

È un po’ il suo orologio portafortuna?
Ancora per un po’, credo proprio di sì.
Lei è un collezionista?
In generale?
In generale, di orologi…
Sì, certo.
È anche una persona appassionata?
Beh, se non fossi appassionato dovrei cambiare mestiere. Sarei proprio nella maison sbagliata.
Quali sono le sue passioni oltre all’orologeria?
La musica… Gli spettacoli… in generale… Non si collezionano, a parte il numero di volte che si va a vederli. L’arte, ovviamente, è una cosa a cui tengo particolarmente. Il vino, che mi piace molto. Ho una cantina ben fornita, e poi mi piace (sorride). Prima c’era Emmanuel Renaut, chef tre stelle di Megève e grande amico. Di recente mi ha iniziato alla Chartreuse, un liquore che non si trova facilmente in giro. A volte si riesce a mettere le mani su qualche lotto. E me l’ha appena detto, davanti a voi: cercheremo di procurarci qualche vecchia bottiglia. È sempre un piacere. Ma non sono un alcolizzato! (Ride).

La si può definire un epicureo?
Ah sì, questo senza alcun dubbio.
Ha un’inclinazione particolare per il lusso?
Sì, è il minimo che si possa dire. Ma non solo il lusso per me, tra parentesi. Ho una cara e adorata compagna d’avventura… Ho una passione per le scarpe da donna, quindi lei è felicissima, perché passo la vita a comprargliene.

Qual è la sua definizione personale di lusso?
L’esclusività! Il vero lusso è l’esclusività, è la rarità, è il fatto che non sia ovunque, in qualsiasi momento… Oggi la parola lusso è un po’ inflazionata, perché tutti la usano. E finisce per voler dire tutto e niente. Il vero, vero lusso è l’artigianato, la rarità, l’esclusività… Questa è la mia vera definizione!
C’è una maison, oltre ad Audemars Piguet, nell’orologeria o in un altro settore, che incarni questa definizione di lusso?
Allora, ci sono due grandissime maison del lusso che rispetto molto: Hermes e Chanel. Sono i miei due veri modelli.

Signor Bennahmias, mi sono informato un po’ su di lei… (Interrotto)
Ahi….
Sembra che lei abbia avuto una prima vita. Ce ne può parlare?
La mia prima vita da golfista professionista?
Esattamente!
La mia prima vita è che volevo essere il n°1 al mondo, ecco! Volevo essere il miglior giocatore di golf del pianeta. All’epoca i miei eroi erano Severiano Ballesteros, Tom Watson e personaggi di quel calibro. Un giorno ho detto: « Voglio essere così! ». E poi ho fallito miseramente, perché nel « migliore dei migliori dei casi » sono arrivato al 25° posto in Francia. All’epoca si perdevano soldi… Non se ne guadagnavano! Poi un mio carissimo amico mi ha detto: « non sarai mai il numero 1 al mondo, vieni a lavorare con me ». Mi ha tolto dal golf per portarmi nella moda. Ho passato 7 anni nel mondo della moda prima di iniziare a lavorare per Audemars Piguet. Ormai 23 anni fa!

Già 23 anni! Sappia che non li dimostra.
Ne ho 67, bisogna pur saperlo… (Ride) di carriera!
(Risate) Forse è anche perché lei è un uomo che va di fretta e ogni anno per lei equivarrebbe a…
Mezzo anno, sì, esatto! (ride)
E proprio in questo percorso, ha l’impressione, o le danno l’impressione, di essere un po’ un UFO? Non ce l’ha fatta come golfista professionista, ma oggi si può davvero dire che ce l’ha fatta nell’orologeria.
Diciamo che non è niente male, sì, certo. Ma questo è il mio spirito competitivo. In realtà né Audemars Piguet né la moda sono state delle scelte. Sono incroci di esperienze e di persone nella vita che ti fanno muovere. Non avrei mai pensato che un giorno avrei lavorato per una maison orologiera. Quando hanno cominciato a parlarmi di orologi, la prima risposta che ho dato è stata: « Ma io di orologi non so niente! ». E la persona di allora mi ha detto: « Non preoccuparti, tu te la caverai! ». Quindi sì, c’è stato il lato della scoperta di qualcosa che non conoscevo affatto, ma d’altra parte nel mio DNA c’è questa voglia di vincere sempre, di fare meglio, di fare di più. Quindi sì, ho trovato un bel campo da gioco.

C’è un personaggio contemporaneo o storico che l’ha ispirata a un certo punto della sua vita?
Allora, tra i personaggi reali sì, ce n’è uno che mi torna spesso in mente: Muhammad Ali. Purtroppo non c’è più. Ho avuto l’occasione di lavorare con lui 3 o 4 volte. Era un personaggio straordinario. E tra quelli immaginari e non contemporanei, è Yoda!
(Risate)

Ma per una ragione semplice, attenzione! Perché? Perché la gente dice: ecco, c’è Yoda, gli piace Star Wars… Non è Star Wars! È Yoda!! E sappiate che anche con Star Wars mi sono fermato agli episodi IV, V, VI… Dopo i 3 primi, che in realtà non sono i 3 primi, ho smesso di guardare Star Wars. Quindi per me è Yoda, per una ragione semplice: è vecchissimo, visto che ha quasi 900 anni, non è certo bello, eppure questo lo rende bellissimo lo stesso, non emana alcuna potenza intellettuale né fisica, mentre è la forza suprema. E questo mi piace molto! È una cosa che mi parla e che mi piace. Ha detto una frase che, tra l’altro, è su una targa nel mio ufficio, all’ingresso, sulla porta. Così la si conosce ancora prima di entrare… C’è scritto: « Do or do not, there is no try ». E io sono tra quelli che pensano che nella vita o si fa o non si fa. Provare è già correre il rischio di fallire. Quindi falliremo, ma non è grave. L’obiettivo è non sbagliare 20 volte sulle stesse cose… ma poi bisogna fare. Si va, si avanza!
Quanti collaboratori ci sono in Audemars Piguet?
Oggi Audemars Piguet conta 1.600 collaboratori. Di cui 1.000 in Svizzera e 600 nel resto del mondo.
Quali qualità cerca nei suoi collaboratori?
La capacità di pensare sempre a fare le cose insieme. Quindi oggi, ogni volta che entrano nuovi collaboratori, i manager lo sanno (perché ovviamente non sono io ad assumere tutti, viste le dimensioni del gruppo): chiedo espressamente che tutte le persone che entrano in azienda abbiano quel tocco umano che è fondamentale. Vogliamo ottimi talenti, naturalmente, ma privilegerò l’aspetto umano almeno quanto il talento. Vale a dire che se mi porta qualcuno con un talento straordinario ma privo di qualsiasi umanità, da noi non può entrare: non mi interessa ed è dannoso. Quando sono arrivato alla guida di Audemars Piguet, nel 2012, pur indossando tutti la stessa maglia Audemars Piguet, avevo una squadra arancione, una blu, una gialla, una verde, una nera. Non si poteva giocare così! Tra un gruppo e l’altro c’erano atteggiamenti incredibili. Ho detto: questo bisogna assolutamente spezzarlo! Perché alla fine la maglia è Audemars Piguet. Immagini una squadra di calcio in cui il difensore non passa la palla al centrocampista o al centravanti perché non gli sta simpatico? Non lo farebbe perché non gli interessa. È ingiocabile! Quindi tutti devono giocare insieme alla perfezione. E per questo servono qualità umane molto, molto importanti.

Ecco, in una maison con 1.600 collaboratori è possibile trasmettere questo spirito da start up?
Assolutamente. Non è una questione di numeri, è davvero una questione di lavoro quotidiano. E quando dico tutti i giorni, intendo tutti i giorni!!
Tutti i giorni, lavorare su questa cultura del « Lavoriamo insieme, insieme, insieme, sì! ».
Quindi oggi si può dire che lei è il capitano di una squadra?
Sono il capitano di una squadra, assolutamente! A un certo punto mi avevano persino fatto uno scherzo: mi avevano messo un camice da orologiaio con scritto sopra « Coach ». Non c’era scritto « Direttore ». Perché quello non ci importa, non conta. Ma coach mi piaceva parecchio.

Domanda essenziale e ultima, signor Bennahmias: all’ora di Audemars Piguet, che ore sono, per favore?
All’ora di Audemars Piguet, per cominciare, non ci sono minuti! All’ora di Audemars Piguet sono le… (Qualche secondo di riflessione)… Sono le 11:59!
Grazie mille.
Arrivederci.

Nota della Redazione: Dopo quest’ultima risposta del signor Bennahmias, « 11:59 », in ufficio ci sono state parecchie risate e molta animazione. Il signor Bennahmias aveva appena fatto riferimento a qualcosa di molto riservato e probabilmente in fase di realizzazione all’interno della Manifattura Audemars Piguet. Abbiamo concordato insieme di coinvolgere i lettori di Passion Horlogère perché avanzino ipotesi, così da mettere alla prova l’acume e/o l’immaginazione dei nostri lettori. Non esitate a lasciarci i vostri commenti. Saranno sottoposti al signor Bennahmias. E se uno di voi scoprirà di cosa si tratta, Passion Horlogère gli offrirà un bel regalo!



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