Sono le 13:00 quando ci rechiamo al Tribunale di Parigi, in questo lunedì di marzo, per assistere all’udienza “principale”, quella che ci interessa di più, quella in cui dovrebbero comparire i principali sospettati, Julien V. e Florian R.
Queste due persone sono presentate come i principali attori della banda organizzata che avrebbe smerciato migliaia di orologi contraffatti sul mercato francese e persino a livello internazionale. Compaiono nel banco degli imputati circondate da agenti di polizia, poiché attualmente si trovano in custodia cautelare.

L’udienza, che inizia alle 14:30, non fa davvero il pieno di pubblico. I presenti sono pochi. Sono presenti solo 4 giornalisti. Rappresentano testate nazionali o svizzere, ma la stampa orologiera purtroppo non è presente. Riconosciamo anche alcuni membri della Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera (FH) che assistono al dibattimento in qualità di semplice pubblico. Quest’ultima non essendo parte civile nel processo (forse non può esserlo per via del proprio statuto, NDLR) e avendo lasciato i marchi ad assumersi le proprie responsabilità. Gli avvocati delle parti civili sono quindi i più numerosi. E due avvocati si occupano della difesa di Florian R., dato che Julien V. ha rinunciato ai propri, decidendo così di difendersi da solo.

L’udienza inizia con una richiesta del legale del marchio Rolex, che chiede che venga ascoltata un’esperta del marchio, nella persona di Delphine M., orologiaia dipendente di Rolex France. Il tribunale accetta di ascoltare questa persona nel corso del processo in qualità di testimone e non di esperta, dato che è legata a una delle parti nel processo. Per questo motivo viene isolata e non può ascoltare il dibattimento fino al momento in cui sarà ascoltata.

È il momento per il Presidente del tribunale di esporre i fatti nel dettaglio e di presentare gli imputati. Secondo gli elementi che emergono dai vari verbali, il traffico di detenzione e vendita di contraffazioni si sarebbe protratto dal 1er novembre 2019 al 21 giugno 2022 attraverso canali di vendita online.
Julien V. viene presentato come figlio unico. Non ha alcun diploma e sarebbe partito giovane per la Cina e poi per la Thailandia. Quando il Presidente del Tribunale gli chiede di confermare o smentire quanto affermato, Julien V. risponde in modo virulento che desidera avvalersi del diritto al silenzio. Alla domanda “Cosa l’ha spinta ad andare in Cina?” risponde “Non lo so!”.

Poi prende la parola per annunciare: “Parlerò con i giornalisti quando uscirò, perché ci sono delle franchigie Rolex che farò cadere!”. Poi si rivolge direttamente all’avvocato che rappresenta il marchio Rolex e gli dice: “Puoi parlarne più in alto, perché non è lì che farò la spia.”. Sembrerebbe che Julien V. cerchi di monetizzare il proprio silenzio o le proprie parole, cosa che confermerà più avanti negli scambi.
Poi esclama: “Cosa ci faccio qui? Non conosco nessuno di questi tizi” (indica gli altri imputati, NDLR). E precisa di aver venduto un solo orologio a Florian R., che compare al suo fianco e che è anch’egli in custodia cautelare.

Il Presidente del Tribunale prosegue l’esposizione dei fatti ed evoca la partenza di Julien V. per la Cina nel 2012. Alla domanda “Qual è la sua data di nascita?”, Julien V. risponde bruscamente “Non la conosci!?”. Gli scambi si fanno tesi, con il Presidente del Tribunale che ricorda all’imputato che aveva il diritto di rimanere in silenzio ma che gli chiedeva un minimo di contegno. Julien V. appare molto nervoso. Ha il volto chiuso, dietro i suoi occhiali scuri, i tratti tirati, e batte le mani dietro le braccia incrociate. La serenità non sembra essere di casa in questo inizio di udienza…
Il Presidente del Tribunale conclude l’identificazione di Julien V. ricordando che è nato nel 1994 a Nizza, e che è padre di 3 figli che vivono in Thailandia.

Poi arriva il momento di affrontare i fatti che hanno portato allo smantellamento della rete. Tutto è partito da un’indagine della Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera (FH) che, constatando che il presunto autore del traffico era francese e che agiva tramite internet per inondare il mercato francese, ha effettuato una segnalazione alla Cyber Dogana. Parallelamente interviene presso le autorità cinesi e ottiene, nell’aprile 2021, una perquisizione presso un fornitore cinese di Julien V.
Nell’ottobre 2021, un sequestro di 6 pacchi presso l’ufficio postale di Le Pontet (Vaucluse) porta al fermo doganale (Retenue Douanière) di Florian R. e della sua compagna. Nel giugno 2022, gli inquirenti e il Giudice Istruttore hanno raccolto elementi sufficienti per fermare Florian R. e chiederne la custodia cautelare.

Nel settembre 2022 un messaggio sul canale Telegram annuncia la fine dell’attività di Julien V., quest’ultimo sospettando che fosse stata aperta un’indagine nei suoi confronti. Il 15 ottobre 2022, viene arrestato dalla polizia thailandese in seguito a una rissa di strada, e posto in detenzione. Contemporaneamente, il Giudice Istruttore invia una richiesta di assistenza giudiziaria alle autorità thailandesi. Quest’ultima viene eseguita nel dicembre 2022. Il 14 dicembre viene disposta una perquisizione in Thailandia presso il domicilio di Julien V. Il 17 dicembre sua madre viene ascoltata dalla polizia thailandese in presenza di investigatori francesi del Servizio Investigativo Giudiziario delle Finanze (SEJF), che rappresenta per il Ministero dell’Economia e delle Finanze ciò che un Ufficio Centrale rappresenta per il Ministero dell’Interno. Ossia ciò che si fa di più efficace in termini di indagine giudiziaria.

Il 19 dicembre 2022 è il turno di Julien V. di essere ascoltato dalla polizia thailandese, sempre in presenza degli investigatori del SEJF, ufficio che opera nell’indagine sull’intera rete criminale in Francia.
Nel febbraio 2023, le autorità thailandesi decidono di espellere Julien V. dal loro territorio, e quest’ultimo viene accolto dalla dogana francese il 9 febbraio, poi immediatamente presentato al Giudice Istruttore e posto in custodia cautelare. Si terranno due nuovi interrogatori, oltre a un confronto con Florian R., che si trova anch’egli tuttora in custodia cautelare.

Ecco l’esposizione dei fatti così come riferita dal Presidente del Tribunale giudiziario di Parigi all’inizio dell’udienza dell’11 marzo 2024. Abbiamo preso più di 20 pagine di appunti che dobbiamo elaborare e compilare per offrirvi un resoconto il più fedele possibile a quanto è stato detto in udienza. Vi diamo appuntamento per il terzo capitolo e il seguito di questo dossier dedicato allo smantellamento della più grande rete di contraffazione di orologi di lusso svizzeri.
Domande frequenti
I due principali sospettati sono Julien V. e Florian R., presentati come i principali attori della banda organizzata che avrebbe smerciato migliaia di orologi contraffatti; entrambi si trovano attualmente in custodia cautelare.
Secondo gli elementi dei verbali, il traffico di detenzione e vendita di contraffazioni si sarebbe protratto dal 1° novembre 2019 al 21 giugno 2022, tramite canali di vendita online.
L’indagine è partita da una segnalazione della Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera (FH) alla Cyber Dogana francese, dopo aver constatato che il presunto responsabile del traffico era francese e operava tramite internet.
Julien V. è stato arrestato il 15 ottobre 2022 dalla polizia thailandese in seguito a una rissa di strada, poi espulso dalla Thailandia nel febbraio 2023 e affidato alla dogana francese il 9 febbraio, prima di essere posto in custodia cautelare.
Julien V. ha dichiarato che parlerà ai giornalisti una volta uscito, minacciando di far cadere alcune franchigie Rolex, lasciando intendere che potrebbe monetizzare il proprio silenzio o le proprie dichiarazioni.
- Parte 1: La scena iniziale
- Parte 2: Cronologia dei fatti ←
- Parte 3: Il cuore del caso
- Parte 4: Il denaro nascosto
- Parte 5: Il teatro dei burattini
- Parte 6: Un’udienza più serena
- Parte 7: Le conclusioni di Rolex
- Parte 8: Il danno ai marchi
- Parte 9: Dogana e Procura
- Parte 10: L’arringa della difesa
- Parte 11: Il verdetto (208 milioni di euro)



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