Qual è quest’altra vita evocata da Julien V.? Che piega stanno prendendo questi dibattimenti in contraddittorio? Ecco la quarta puntata del processo agli 8 imputati, tra cui i due principali che ci interessano, davanti alla Procura (Parquet) e alle 10 parti civili.
Julien V. è stato proprietario di una discoteca a Phuket. Questa avventura sembra essersi conclusa piuttosto male. «È arrivato il COVID e mi sono ritrovato con gli investigatori alle costole» dice al Tribunale. Ma il Presidente riferisce di un socio scappato con la cassa. «Tony è partito per la Turchia con 1,2 milioni. Ho detto “la cassa”, ma in realtà è partito con le sue quote. Nessuno ha truffato me!» risponde Julien V. «È il rimontaggio degli investigatori thailandesi che dice questo» aggiunge.

Il Presidente evoca anche un’attività di noleggio di moto di grossa cilindrata. Aveva un parco di 70 moto. «E la rissa all’origine del suo arresto era legata a uno dei suoi affari?» chiede il Presidente. «No, la rissa non è legata ai miei business. Un tizio ubriaco, un amico che riaccompagnavo, e basta. Io non sono un attaccabrighe» ribatte Julien V.

Il Presidente cerca ora di stabilire un legame tra i due imputati, Julien V. e Florian R. Evoca 200 Rolex Daytona «doublettes», cioè con veri numeri di serie, attribuite a Florian R. Quest’ultimo risponde che durante il confronto aveva parlato, lui, di 50 orologi. C’è dunque un equivoco sulle cifre tra il procuratore della Repubblica, che legge il verbale dei 200 orologi menzionati da Julien V., e l’affermazione di Florian R. secondo cui si sarebbe trattato solo di 50 orologi. E per attestare le proprie parole, propone di rivelare uno scoop al Tribunale!

«Ci sono 21.000 euro nella macchina a pressione che è stata sequestrata e che fa parte dei reperti sotto sequestro! È lì che ho nascosto il ricavato della rivendita di questi 50 Rolex Daytona.» Sbigottimento da parte del Tribunale. Sorrisi divertiti da parte delle parti civili, che, sul momento, chiedono che i reperti sequestrati vengano portati in aula per poter verificare. La richiesta viene effettuata e la verifica sarà fatta quando la macchina a pressione sarà davanti alla Corte.

Il Presidente del Tribunale torna sul caso di Julien V. per concludere la sua presentazione. Viene richiamato il suo casellario giudiziario:
- 2010: 2 mesi con la condizionale per uso di stupefacenti
- 2011: 1 mese per furto con violenza
- 2012: 4 mesi per detenzione di stupefacenti
- 2013: 4 mesi per ricettazione di truffa
- 2014: 2 mesi per minaccia di morte con arma
- 2014: condannato per porto d’armi
- 2015: 50 giorni-ammenda a 20 euro per guida senza patente

Arriva poi il momento di ascoltare la testimone proposta dall’avvocato del marchio Rolex. Questa giovane donna declina la propria identità e si presenta così: «Lavoro per Rolex France. Sono orologiaia. Prendo il posto dell’orologiaio che ha identificato le contraffazioni di questo fascicolo e che è andato in pensione.» Il Presidente la interroga sulla differenza tra contraffazioni e doublettes. Ma lei non sembra capire la domanda. Le viene quindi chiesto come procede per determinare il carattere contraffatto di un orologio. «Per identificare una contraffazione, guardiamo innanzitutto il numero di serie dell’orologio. Poi andiamo oltre, se necessario, aprendo l’orologio per esaminarne i componenti.»

Un reperto sotto sequestro viene presentato all’orologiaia Rolex. Vede immediatamente che gli sticker non corrispondono. Quando le si chiede del peso dell’orologio, dice di non essere sorpresa. «Quali sono i criteri di qualità di un orologio Rolex?» chiede il Presidente. «Le prestazioni e l’affidabilità» risponde lei. «Gli orologi esaminati da Rolex avevano prestazioni buone quanto quelle di un Rolex autentico?» replica lui. «Non posso dirlo» risponde la testimone.

Tocca ora alla parte civile interrogarla. Nella fattispecie l’avvocato che rappresenta il marchio Rolex. «Nell’ambito delle sue attività di servizio post-vendita, le capita di dover identificare i numeri di serie degli orologi che arrivano?» «Può capitare» risponde Delphine M. «Nel fascicolo si vedono orologi assemblati con elementi autentici, è frequente che ne troviate?» «Nel mio caso, non ne ho mai visti. E deve essere complicato identificarli in seguito» ci dice l’orologiaia.

Il Presidente domanda: «A cosa corrisponde il numero di serie?». «A un modello» risponde l’orologiaia. «E cosa fate poi degli orologi?» chiede il Presidente. L’avvocato che rappresenta il marchio Rolex prende la parola: «Ci vengono trasmessi e gestiamo la situazione. Chiediamo al proprietario di privarsene affinché venga distrutto. E posso dirvi che questo a volte causa momenti difficili in cui possiamo trovarci di fronte a clienti scontenti, irritati, persino a insulti. Sono situazioni molto scomode causate da queste contraffazioni.»
Interviene la Procura (Parquet), nella persona del procuratore della Repubblica. «Se i numeri di serie sono veri, ciò significherebbe che esistono complicità interne a Rolex che fornivano questi numeri di serie?» «Non credo» risponde l’orologiaia.

Interviene l’avvocata della difesa, quella che difende Florian R. (poiché Julien V. non ha più voluto un avvocato, N.d.R.): «È stata formata sulla contraffazione di orologi?» chiede alla giovane orologiaia. «Sono orologiaia» risponde lei. «Sa come si fabbricano questi orologi in Cina?» «No, non lo so!» L’avvocato di Rolex riprende la parola per interrogare l’orologiaia: «Esistono liste d’attesa per ottenere un Rolex presso un rivenditore ufficiale. Se si aspetta in lista per avere un orologio, lo si otterrà? Non c’è bisogno di andare a comprare una contraffazione?» «Sì, lo si otterrà!» risponde l’orologiaia Rolex. L’avvocato ricorda che la Dogana francese chiede 330 milioni di euro di ammenda e che si tratta di almeno 12.000 orologi.

È qui che Julien V. prende la parola: «Gli investigatori hanno preso 10 orologi al giorno e li hanno moltiplicati. Ero ubriaco e drogato quando ho fatto quelle dichiarazioni. In Francia sarebbe illegale tener conto di simili deposizioni, ma laggiù in Thailandia… Se volete potete vedere, ho dei video della vigilia nella mia cella con bottiglie di Champagne. Ho innaffiato tutti quanti!» E continua: «Di doublettes ne ho fatte solo 4 o 5 volte. È a serie. Può esserci una serie di 200 e poi finisce. Quando non ce ne sono più, non ce ne sono più. I miei clienti volevano falsi Rolex. È l’80% del mio business. E nel mio catalogo proponevo ciò che era disponibile nelle fabbriche. Io in realtà ero solo un Media!»

«A volte sulle doublettes avevate meccanismi veri?» chiede il Presidente. «Li vendevate più cari?» «Sì, 6.500 euro» risponde Julien V. «E gli orologi a 39.500 euro?» chiede ancora. «Quello era marketing» risponde il falsario con un sorriso beffardo.
Nel prossimo episodio, Julien V. sarà interrogato sulle sue presunte complicità interne, sulla tratta di minori e a proposito delle contraffazioni Patek Philippe. Florian R., il presunto complice, sarà interrogato dal procuratore della Repubblica.
Domande frequenti
Un’orologiaia di Rolex France ha testimoniato, spiegando che per identificare una contraffazione si controlla prima il numero di serie e, se necessario, si apre l’orologio per esaminarne i componenti.
Sono orologi contraffatti realizzati con veri numeri di serie Rolex; il termine resta in francese nel testo perché la testimone stessa non riesce a spiegarne con precisione la differenza rispetto alle contraffazioni.
Sostiene di aver nascosto 21.000 euro all’interno di una macchina a pressione sequestrata, conservata tra i reperti del processo.
La Dogana francese chiede un’ammenda di 330 milioni di euro per almeno 12.000 orologi contraffatti.
Secondo le sue stesse dichiarazioni, i falsi Rolex costituivano l’80% della sua attività, con un catalogo basato sulla disponibilità delle fabbriche.
- Parte 1: La scena iniziale
- Parte 2: Cronologia dei fatti
- Parte 3: Il cuore del caso
- Parte 4: Il denaro nascosto ←
- Parte 5: Il teatro dei burattini
- Parte 6: Un’udienza più serena
- Parte 7: Le conclusioni di Rolex
- Parte 8: Il danno ai marchi
- Parte 9: Dogana e Procura
- Parte 10: L’arringa della difesa
- Parte 11: Il verdetto (208 milioni di euro)



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