Dopo aver posato la scena con la presentazione dei vari protagonisti, e dopo aver stabilito la cronologia dei fatti seguendo il racconto molto preciso del presidente del Tribunale, è tempo di entrare nel vivo della questione.
Dato che Julien V., il principale interessato, ha deciso di mantenere il silenzio davanti al tribunale, il presidente si lancia in un lungo monologo che sarà intervallato da dichiarazioni spontanee. Vi invitiamo ad apprezzare le prossime righe di questo processo parigino volto a giudicare i principali sospettati di un traffico internazionale di contraffazioni di orologi di lusso in banda organizzata.

Il presidente del Tribunale affronta il tema della durata del traffico. Per farlo si basa sui verbali degli inquirenti che mettono in luce gli accertamenti effettuati dalla Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera (FH), sulle indagini e sulle diverse audizioni. La segnalazione della Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera (FH) risale al 21 ottobre 2020, sulla base di acquisti test effettuati il 15 luglio 2020. I primi scambi tra gli inquirenti infiltrati della FH e Julien V. sono avvenuti sul social network Telegram.

In occasione di un’audizione risalente a dicembre 2022, Julien V. ha dichiarato di gestire questo tipo di traffico da 4 anni. Il che permette di far risalire gli inizi a fine 2018 o inizio 2019. Ciò corrisponde a un messaggio pubblicato sul suo canale di comunicazione che data questi inizi al 30 agosto 2018. In occasione della sua audizione, la madre di Julien V. ha dichiarato che erano « 4 o 5 anni » che suo figlio era coinvolto in questo traffico. In un messaggio audio pubblicato sul suo canale di comunicazione nel luglio 2022, Julien V. sostiene di vendere orologi di contraffazione da 5 anni. Il che farebbe risalire, questa volta, l’inizio del traffico a luglio 2017. Ma il presidente del Tribunale precisa che prima degli orologi, Julien V. aveva un’attività illecita che aveva chiamato « Mode et Bijoux ».

Dopo la valutazione della durata del traffico, è il momento per il Tribunale di affrontare il tema dei fornitori. Nel corso delle sue audizioni, Julien V. ha detto che all’inizio si recava in negozi in Cina, per poi in seguito visitare botteghe e fabbriche di produzione di orologi contraffatti. Vengono elencati una decina di fornitori, come NOB, PPF, o ancora AR Factory. Viene evocato, e presentato al tribunale, un rapporto della Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera (FH) che presenta un raid della polizia cinese nella fabbrica NOB, ripreso dalla stampa cinese nell’aprile 2021. Il che tende ad attestare l’esistenza di questo fornitore.

Il presidente affronta ora i costi generati da tale attività. Si fa riferimento al funzionamento dei conti e dei social network, del sito internet e di tutto ciò che riguarda questo traffico. Nel corso della sua audizione, Julien V. ha affermato di avere un margine di 200 € per ogni orologio venduto.
Per farsi aiutare nella sua impresa, Julien V. si è avvalso dei servizi di influencer che vantavano la qualità dei suoi prodotti. Questi influencer potevano rispondere a pseudonimi come « Salade Niçoise », « Les meilleurs cabreurs du Net »,…ecc. e gli costavano 7 000 € al mese.
Anche un fotografo faceva parte della squadra presente in Thailandia. E la spedizione dalla Cina verso la Francia in Drop Shipping veniva effettuata da una squadra di tre persone (2 uomini e una donna) per un costo di 50 € a collo.

È il momento scelto dal presidente per chiedere all’ufficiale giudiziario di presentare un pacco sotto sigillo, sequestrato dalla Dogana (Douanes, DGDDI) il 27 ottobre 2021 al Pontet. Questo sigillo passa davanti agli avvocati della difesa, davanti a tutti gli imputati, davanti agli avvocati delle parti civili, e davanti al presidente e ai giudici a latere. Ed è in questo istante che interviene Florian R. Con voce calma, mostrandosi molto rispettoso nei confronti del Tribunale, e con una bella eloquenza, informa il presidente che questo sigillo non ha nulla a che vedere con Julien V. « Gli inquirenti hanno lavorato bene ma hanno mescolato tutto » dice. « Con Julien abbiamo lavorato su una sola serie di doublettes. E poi non abbiamo più lavorato insieme. Ognuno per conto proprio. ». Il Tribunale prende atto di questo intervento, e il presidente prosegue la sua esposizione.

I Rolex contraffatti rappresentavano circa l’80 % delle vendite. Venivano venduti, secondo le dichiarazioni a verbale, 400 – 600 € l’uno. Le doublettes, cioè falsi Rolex che riportano un numero di serie autentico, venivano invece vendute 1 500 – 1 800 €. E per gli orologi più elaborati, come i Richard Mille contraffatti, i prezzi erano di 4 300 € – 5 900 €.
I clienti acquistavano per uso personale oppure diventavano rivenditori. Più orologi acquistavano, più beneficiavano di tariffe preferenziali. È stato il caso del rivenditore « Mister Watch ».
È in questo momento che Julien V. interviene improvvisamente. “Non ho rivenditori ! Ho una fame di soldi così forte, sono così avido che non volevo soci. Ho 4 milioni in Bitcoin. Non me ne frega niente degli orologi ! È un passatempo. L’indagine è fatta con i piedi. A parte distruggere famiglie non avete fatto nulla. Quando uscirò farò cadere qualcuno più in alto. C’erano affiliati compromessi insieme a me e li pagavo in contanti. L’avvocato di Rolex renderà conto e si tratterà tutto a suon di soldi. Io amo solo il denaro e sono solo un venditore di contraffazioni. »

Per concludere la parte relativa ai « Clienti », il presidente del Tribunale affronta il tema dei mezzi di pagamento. Si trattava sia di criptovalute (Bitcoin di preferenza), con un tutorial per spiegare come procedere, sia tramite Transferwise. Il cliente pagava al momento dell’ordine. Julien V. non concedeva mai credito.

Affrontiamo ora l’aspetto quantitativo. Nel corso della sua audizione davanti alla polizia thailandese e in presenza degli inquirenti del Service d’Enquêtes Judiciaires des Finances (SEJF), Julien V. ammette di vendere fino a 10 orologi al giorno. Il conteggio effettuato a partire da queste affermazioni consentirebbe di stimare una cifra di 12 000 orologi sull’intera durata del traffico. « Confermate questa cifra ? » chiede il presidente del tribunale, « No ! » risponde Julien V. « Allora quanti ? », « Non tantissimi ». Il presidente prosegue il racconto. Gli orologi contraffatti sarebbero principalmente Rolex, ma anche Richard Mille, Audemars Piguet, e Patek Philippe.

Si legge anche, sempre sulla base delle sue dichiarazioni, che nell’arco della sua attività illecita di vendita di orologi contraffatti ci sarebbero stati 3 milioni di euro di guadagni. E il presidente di chiedere : « Profitto o fatturato ? », « Fatturato » risponde Julien V.
Ci sono state indagini da parte degli inquirenti sul Wallet. Dal 23 giugno 2020 al 12 agosto 2022 risultano 1,4 milioni di dollari (al netto di spese e commissioni). Presso Bitkub, Julien V. aveva aperto un conto a nome della sua compagna. Avrebbe recuperato 200 000 € – 300 000 €. Tutto questo denaro sarebbe stato distribuito tra una cassaforte e tre banche. Emerge nel corso delle indagini che uno dei conti è stato accreditato di circa 5,2 milioni di euro da gennaio 2018 a novembre 2022. Al che dichiara spontaneamente : « Ho una vita, non vendo mica solo orologi ! ».

Nelle prossime pagine racconteremo quest’altra vita, i suoi legami con Florien R, e vi riporteremo i primi scambi con gli avvocati delle parti civili. E infine, verrà rivelato uno scoop che ha messo in subbuglio il Tribunale.
Domande frequenti
Julien V. ha dichiarato di avere un margine di 200 € per ogni orologio venduto.
Sono falsi Rolex che riportano un numero di serie autentico, vendute tra 1 500 e 1 800 €, a differenza dei Rolex contraffatti semplici venduti a 400-600 €.
I clienti pagavano soprattutto in criptovalute, in particolare Bitcoin, oppure tramite il servizio Transferwise, sempre al momento dell’ordine.
Le indagini hanno rilevato 1,4 milioni di dollari sul Wallet tra giugno 2020 e agosto 2022, 200 000-300 000 € recuperati presso Bitkub, e circa 5,2 milioni di euro accreditati su un conto tra gennaio 2018 e novembre 2022.
Si trattava principalmente di Rolex, ma anche di Richard Mille, Audemars Piguet e Patek Philippe.
- Parte 1: La scena iniziale
- Parte 2: Cronologia dei fatti
- Parte 3: Il cuore del caso ←
- Parte 4: Il denaro nascosto
- Parte 5: Il teatro dei burattini
- Parte 6: Un’udienza più serena
- Parte 7: Le conclusioni di Rolex
- Parte 8: Il danno ai marchi
- Parte 9: Dogana e Procura
- Parte 10: L’arringa della difesa
- Parte 11: Il verdetto (208 milioni di euro)



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