Nicolas Bos è un uomo d’arte, dal temperamento calmo e pacato, entrato nel gruppo Richemont nel 1992. Dopo un’esperienza alla Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, approda rapidamente alla maison del 22 di place Vendôme, dove sale tutti i gradini fino a dirigerla a partire dal 2013. Profondamente impregnato della filosofia Van Cleef & Arpels, Nicolas Bos ci svela le sue fonti d’ispirazione con una serenità contagiosa, che conquista i suoi interlocutori al fascino della maison di Pierre Arpels. Mettetevi comodi…
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- Buongiorno Nicolas Bos, lei è il presidente di Van Cleef & Arpels e oggi ci accoglie al Salon International de la Haute Horlogerie. La mia prima domanda riguarda la filosofia di Van Cleef & Arpels: in che cosa si distingue oggi questo marchio dagli altri?
- Van Cleef & Arpels è storicamente una maison di gioielleria, ma anche di orologeria. Quale orologio porta oggi al polso?
- A proposito, nelle vostre creazioni c’è sempre poesia. Si parla di complicazioni poetiche: qual è la sua complicazione più bella?
- A livello personale, ha altre passioni oltre all’orologeria?
- Esiste una personalità, vivente o scomparsa, che l’ha ispirata personalmente nella vita o nella carriera? Magari tra questi artisti o tra tutte le passioni che la animano?
- Quale sarebbe la sua definizione di lusso?
- E secondo lei la maison Van Cleef & Arpels oggi rientra in questa definizione di lusso?
- Con una dimensione patrimoniale?
- Quanti collaboratori conta oggi una maison come Van Cleef & Arpels?
- Quali qualità cerca nei suoi collaboratori?
- Nicolas Bos, ultima domanda: nella filosofia di Van Cleef & Arpels, che ore sono?
Buongiorno Nicolas Bos, lei è il presidente di Van Cleef & Arpels e oggi ci accoglie al Salon International de la Haute Horlogerie. La mia prima domanda riguarda la filosofia di Van Cleef & Arpels: in che cosa si distingue oggi questo marchio dagli altri?
Credo che sia un marchio che, come tutti i grandi marchi storici, ha sviluppato nel corso dei decenni una propria identità, una propria filosofia, proprie firme stilistiche e tecniche. Ciò che ci caratterizza, e che forse costituisce un elemento di differenziazione in un contesto come quello di questo salone, è che siamo prima di tutto una maison di alta gioielleria in un mondo che, così come viene presentato qui, è piuttosto orologiero. Ed essendo una maison di gioielleria, la clientela femminile e le ispirazioni legate agli universi femminili contano per noi più degli universi maschili.

È probabilmente il principale elemento di differenziazione rispetto alla maggior parte dei nostri colleghi del mondo dell’orologeria, che sviluppano spesso un universo più maschile, più tecnico, radicato nelle tradizioni orologiere più che in quelle della gioielleria. Se poi entriamo davvero nell’approccio specifico di Van Cleef & Arpels in questo mondo, cioè la gioielleria, un mondo un po’ più femminile, ci sono elementi di stile piuttosto caratteristici, fonti d’ispirazione, un’interpretazione della natura. Storicamente, nella maison troviamo moltissime rappresentazioni di fiori, di farfalle, di foglie. Ci piace ritrovare tutto ciò che evoca movimento, colore, fragilità, leggerezza, e reinterpretarlo con il nostro savoir-faire tecnico in gioielleria ma anche in orologeria. Tra le nostre fonti d’ispirazione c’è anche un forte legame con le storie, con la narrazione, spesso con le fiabe, con l’immaginario. Amiamo attingere alla poesia, alla letteratura, al teatro, ai viaggi… universi e immagini che ispirano le nostre collezioni e le nostre creazioni di gioielleria e di orologeria. Ci sono poi elementi di stile, di disegno, di savoir-faire, alcune tradizioni come l’incastonatura invisibile quando si lavora con le pietre, le pietre colorate, alcune tradizioni tecniche, in particolare in gioielleria, che hanno contribuito a costruire la firma della maison.

Van Cleef & Arpels è storicamente una maison di gioielleria, ma anche di orologeria. Quale orologio porta oggi al polso?
Porto un orologio che stiamo lanciando in questo momento e che abbiamo appena presentato al salone… Un orologio maschile, quindi, e non ne abbiamo molti in collezione, dove prevalgono gli orologi femminili, ma quando ci occupiamo di orologeria ci piace inserirci in una delle tradizioni della maison: un’orologeria estremamente semplice, sobria, elegante, incarnata probabilmente da un orologio chiamato Pierre Arpels, disegnato da Pierre Arpels nel 1949, un orologio davvero molto semplice e molto sobrio. Cerchiamo di conciliare questa estetica con il nostro lavoro sui movimenti, che reinterpreta la poesia della maison, spesso femminile ma che di tanto in tanto trova qualche risonanza anche nell’universo maschile. Questo è un orologio a doppio fuso orario, quindi una delle grandi tradizioni delle complicazioni orologiere, che abbiamo interpretato in modo un po’ diverso da quanto si vede spesso presso i nostri colleghi, con un quadrante estremamente semplice e sobrio e poche indicazioni: soltanto due finestrelle per le ore saltanti e una lancetta retrograda che indica i minuti. E la visione del viaggio, che è al cuore dell’idea stessa di doppio fuso orario, è espressa da una piccola frase: « l’ora di qui e l’ora altrove… ». Si coglie bene una nota un po’ romantica e poetica di questa idea del viaggio.

A proposito, nelle vostre creazioni c’è sempre poesia. Si parla di complicazioni poetiche: qual è la sua complicazione più bella?
È molto difficile sceglierne una, perché l’idea delle complicazioni poetiche è proprio quella di usare i movimenti orologieri per raccontare storie, e quindi storie molto diverse tra loro. Quella forse più emblematica oggi si chiama « le Pont des Amoureux », perché siamo davanti a una narrazione molto evidente, interpretata in modo molto figurativo. È una visione notturna di Parigi, realizzata in smalto grisaille. C’è un ponte di metallo, un uomo e una donna, che immaginiamo innamorati, che si avvicinano l’uno all’altra. E avvicinandosi indicano le ore e i minuti grazie a un sistema retrogrado. Credo che questo pezzo sia probabilmente il più simbolico, perché si tratta a tutti gli effetti di un segnatempo che indica ore e minuti, pienamente immerso in questa idea di narrazione e in qualcosa di molto romantico.

A livello personale, ha altre passioni oltre all’orologeria?
Sì, adoro l’orologeria (ride), c’è già la gioielleria… (ride), molte, ma per lo più legate a universi artistici o culturali. Ho un grande interesse per la danza, per la letteratura, per l’arte, anche l’arte contemporanea, e per i ponti tra le diverse discipline culturali. E poi mi piace, insieme ai team, ritrovare elementi di tutte queste scoperte, di tutti questi entusiasmi artistici o culturali nei processi creativi della maison.
Esiste una personalità, vivente o scomparsa, che l’ha ispirata personalmente nella vita o nella carriera? Magari tra questi artisti o tra tutte le passioni che la animano?
Non ci ho mai riflettuto davvero. Ci sono persone che per me incarnano veri punti di riferimento nel loro campo. Penso a qualcuno che, per una volta, non appartiene al mondo artistico, a capo di una maison affine, e che purtroppo non ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere: Jean-Louis Dumas. Era il presidente di Hermès, e tutto ciò che ho sentito su di lui, tutto ciò che ha saputo fare attorno al savoir-faire della sua maison di famiglia, ma anche il suo modo di trasmettere il gusto per l’arte, per la letteratura, per la sorpresa, con un tocco di umorismo piuttosto frequente nel suo approccio, mi sembra molto affascinante. Credo che faccia parte di quei grandi riferimenti che hanno contribuito a costruire e sviluppare la storia delle maison di savoir-faire di oggi, ed è per me un modello.

Quale sarebbe la sua definizione di lusso?
Ecco, a proposito, credo fosse proprio lui a dire che un oggetto di lusso è qualcosa che si ripara. Forse non lo diceva esattamente così, ma la trovo una definizione piuttosto bella, perché si tratta di qualcosa che dura nel tempo e che si potrà sempre restaurare, riparare, che non conosce obsolescenza, per usare un termine attuale. È una dimensione che trovo davvero affascinante.

E secondo lei la maison Van Cleef & Arpels oggi rientra in questa definizione di lusso?
I pezzi che creiamo e sviluppiamo rientrano in questa idea: i gioielli e gli orologi meccanici sono per natura oggetti che durano. I materiali sono di norma i più resistenti che esistano, che si tratti di materiali preziosi o di pietre… I meccanismi dell’orologeria meccanica, di norma, si riparano e possono essere mantenuti in vita. Quindi sì, siamo pienamente in questa logica. E nella simbologia del gioiello c’è comunque questa idea di una sorta di eternità. È qualcosa che si tramanda, qualcosa che ci sopravvive, e fa parte della filosofia e della bellezza di questo mestiere.

Con una dimensione patrimoniale?
Sì, inevitabilmente, perché c’è questa dimensione di trasmissione. C’è un valore: parliamo di pezzi che per natura hanno un valore. I materiali di cui sono fatti, ma anche tutta la simbologia, le ore, il lavoro, creano un valore, ed è un valore che può essere conservato e tramandato. Quindi sì, fa parte di un patrimonio personale o familiare ed è una dimensione importante.
Quanti collaboratori conta oggi una maison come Van Cleef & Arpels?
Siamo circa 1.500 nel mondo.

Quali qualità cerca nei suoi collaboratori?
Resta sempre difficile, ci lavoriamo molto, sui valori, ma in sostanza cerchiamo curiosità, un livello di esigenza molto alto e nessun compromesso, in particolare quando parliamo degli atelier e delle competenze, ma anche nei team dei nostri negozi. E cerchiamo anche una forma di collegialità e di benevolenza. Pensiamo che siano valori forti nelle ispirazioni della maison, quando ci ispiriamo alla natura o ai diversi temi che nutrono le nostre creazioni. C’è sempre questa idea di benevolenza, di una visione positiva della vita, ed è qualcosa che amiamo ritrovare anche nei nostri team.
Nicolas Bos, ultima domanda: nella filosofia di Van Cleef & Arpels, che ore sono?
Bella domanda! Ascolti, a quanto pare sono le 16:40! (Ride).



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